Hakuna Matata, integrazione e divertimento tra le onde

Una grande passione per il mare e uno sconfinato amore per sua figlia: l’associazione Hakuna Matata di Loano, in provincia di Savona e il progetto SARA- acronimo di Sostegno ai Ragazzi Autistici- sono nati mentre Eusebio Busé navigava con la sua piccola imbarcazione tra le acque della Liguria. Emozioni e piccole sfide che, ne era sicuro, avrebbero aiutato non solo la sua bambina con autismo, che si chiama appunto Sara, ma anche molti altri ragazzi con disabilità intellettive.

Mi sono diplomato capitano di macchine marine e ho sempre amato il mare” racconta emozionato. “Ho cercato di far conoscere questo mondo a Sara fin da quando era piccola. Lei ha una naturale predisposizione, quindi non è stato poi difficile: le ho insegnato a nuotare e le ho trasmesso questa passione. Ho deciso poi insieme al mio papà di acquistare una piccola imbarcazione di sei metri con una cabina unica, che abbiamo chiamato proprio Sara. Tutti gli anni passavamo 15 giorni in mare: c’erano solo dei materassini, un tavolino e un fornellino da campeggio. Mia figlia aveva sei anni e sulla barca si portava tutto il suo microcosmo: l’ ha sentita subito sua“. Sara, entusiasta e orgogliosa, ha iniziato a parlare con tutti i bambini che popolavano il porto e ad interagire: questi bambini, a loro volta, l’hanno invitata sulle proprie barche ed è diventata un po’ la mascotte del porticciolo di Finale Ligure, dove la loro imbarcazione era ormeggiata.  “Ho capito che, se avessi tenuto Sara in casa con me, a guardare la tv o a fare i compiti, avremmo avuto risorse limitate per lei” spiega Eusebio Busé. “Avrei voluto qualcosa di più di un’avventura estiva. Allora ho acquistato un’ imbarcazione più grande, di dodici metri, Adagio blu, messa in comodato d’uso  all’ associazione che ho in seguito fondato insieme ai miei genitori, e da lì abbiamo lanciato il nostro primo progetto, applicabile sia ai ragazzi con disabilità che a ragazzi con sviluppo tipico“. L’obiettivo è semplice quanto fondamentale: permettere l’integrazione e dare la possibilità ai ragazzi con disabilità di farsi conoscere, di  trascorrere dei momenti spensierati e divertenti con i propri coetanei. La preoccupazione maggiore dei genitori di ragazzi con disabilità, infatti, riguarda proprio il futuro e l’integrazione con gli altri.

Ho voluto creare un mondo in cui tutti interagiscono, vivono emozioni diverse e i bambini con sviluppo tipico scoprono cos’è davvero questa disabilità, perché molti non sanno in cosa consiste” sottolinea Busé. “Piuttosto che rimanere a casa a giocare con i videogames, i ragazzi vengono a condividere delle giornate insieme in barca. Non fanno vera e propria attività sportiva, ma spiegando le  le vele li si responsabilizza. Abbiamo avuto bambini iperattivi che sono rimasti anche ore attaccati al timone e ho visto genitori commuoversi per questo.” L’Associazione Hakuna Matata conta fino ad ora quasi trecento iscritti, alcuni dei quali arrivano dalla Germania e dalla Francia, e promuove diverse iniziative, tra cui “Un giorno per noi“, il suo evento estivo più importante che quest’anno festeggerà la terza edizione. “Coinvolgiamo tutto il porto di Loano per 24 ore” racconta Eusebio Busé. “Al mattino abbiamo i catamarani, la guardia costiera, la barca a vela, gli armatori che mettono a disposizione le loro imbarcazioni per l’associazione. Organizziamo una flotta con tutti i bambini e i fotografi delle altre associazioni che collaborano con noi ci seguono e fanno le foto, che si possono poi acquistare per beneficenza. Dopo la pausa pranzo iniziamo con le attività da palcoscenico, tra cui canto, teatro e danza. Si conclude la giornata con un concerto rock dedicato agli adulti. Lo spirito è quello della condivisione e del divertimento: vogliamo far conoscere l’autismo non piangendoci addosso ma sorridendo insieme.”

L’imbarcazione a vela è proprio come una famiglia: tutti collaborano per portarla avanti, afferma Busé. Il mare e la nautica diventano lo sfondo per nuove amicizie ed esperienze che lasciano il segno. “I bambini non hanno pregiudizi, spesso sono i genitori che li hanno, e vorrei che anche i ragazzi con sviluppo tipico imparassero ad esprimere  i propri sentimenti e a non aver paura di fronte ad un abbraccio, quello che un ragazzo con autismo spesso ti riserva“.

Articolo pubblicato su Pronews

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